L’idea rivoluzionaria non geniale
In opposizione all’idea geniale non rivoluzionaria abbiamo l’idea rivoluzionaria non geniale, rappresentata dal fascismo in Italia. Il primo rudimento di fascismo spunta nel 1914, con l’interventismo dei “Fasci d’azione rivoluzionaria” che miravano alla creazione di uno stato forte che attuasse una politica d’espansione. Dopo la Grande Guerra, nel 1919, si costituirono i “Fasci di combattimento” nei quali confluirono gli elementi più disparati; la nota caratterizzante di questi, secondo lo storico Tasca, è “quel miscuglio contraddittorio di demagogia, di nazionalismo esasperato, di populismo e di reazione che costituì l’ispirazione del fascismo sin dai primissimi anni”. Tuttavia, nello stesso periodo, “Il popolo d’Italia” dichiarava che l’imperialismo era il fondamento della vita d’ogni popolo cioè, praticamente, l’esistenza di ogni popolo che non avesse come primo intento quello di prevaricare gli altri, era infondata. Questa bivalenza di formule si spiegava con la volontà di creare un partito di massa a cui aderisse più gente possibile. Le caratteristiche effettive di questo movimento guidato dall’ex socialista – espulso per il repentino cambio di vedute – Benito Mussolini, erano l’antidemocrazia e l’antisocialismo mentre lo strumento di lotta riconosciuto era la violenza. Nonostante questa forza extraparlamentare lievitasse in consenso e potere, Giolitti, Bonomi e Facta (che si succedettero in parlamento fino al ‘22), ritennero che questa fosse una parentesi temporanea che sarebbe presto stata riassorbita dalla democrazia. Questo lassismo portò acque al mulino dello squadrismo fascista che si diffuse su larga scala col risultato che esercito e forze di polizia si associavano spesso ai raids punitivi delle “squadre”; in più, le dichiarazioni di Mussolini furono più attente a non menzionare il suo giovanile anticlericalismo in modo da ottenere consensi anche nel mondo ecclesiastico per passare alla presa del potere anche per via legale. Per prendere il comando Mussolini deliberò che l’inefficienza dello Stato dovesse risultare evidente di fronte all’avanzata fascista e lo fece in due occasioni: la prima nel luglio del ‘22 facendo fallire uno sciopero generale nazionale indetto dalle Sinistre contro l’attivismo nero – attaccarono il municipio di Milano e la sede centrale dell’Avanti impadronendosi poi delle stazioni e dei treni per governare il traffico ferroviario - ; la seconda occasione fu l’organizzazione della Marcia su Roma (28 ottobre ‘22). L’allora primo ministro Facta decretò lo stato d’assedio e lo sottopose all’approvazione di Vittorio Emanuele III con l’appoggio del generale Badoglio. Il re rifiutò di firmare il decreto e, anzi, offrì allo stesso Mussolini l’incarico di formare il governo. La classe dirigente italiana, con conseguenze ben note a tutti, si arrese allora al fascismo pur di evitare il pericolo, ormai solo ipotetico, di una rivoluzione socialista. Una volta al potere – un potere relativo, per i primi dodici mesi(35 deputati) – il fascismo mostrò per la prima volta la sua faccia di difensore dei ceti abbienti e del grande capitale lasciando cadere il disegno di legge che assegnava le terre ai contadini e riducendo a metà la tassa di successione, ad esempio. Per accontentare anche i cattolici attuò “la più fascista di tutte le riforme”, quella sulla Scuola elaborata dal filosofo Giovanni Gentile: con essa si parificavano le scuole cattoliche secondarie e si introduceva l’insegnamento della religione cattolica nella scuola elementare. L’inizio del declino in dittatura si ebbe con le elezioni del 24 a cui seguì l’omicidio di Matteotti, leader del Partito Socialista Unitario che tentò di far invalidare le elezioni denunciando truffe e violenze.
La questione scientifica di massa
La questione scientifica in ambito di idee geniali e rivoluzionarie presenta un limite definito da Einstein durante l’ultimo periodo della sua vita, in America. L’episodio si svolse in un salotto dell’alta borghesia, popolato per lo più da donne, a cui Einstein fu invitato: la padrona di casa chiese ad Einstein di spiegare ai suoi ospiti questa sua teoria della relatività, Einstein rispose così:
- “Signora, lei sa fare una torta?”
La donna rispose di sì.
- “E saprebbe spiegarmi come si fa una torta”
La donna assentì di nuovo.
- “Ma se io non sapessi cosa sia la farina, lei sarebbe comunque in grado di spiegarmelo?”
La donna disse no.
Questo spiega il rapporto tra masse ed idee scientifiche. Ma entriamo nello specifico: diciamo ad un gruppo di persone occidentali intellettualmente normodotate che dio è morto, poi diciamo loro che il tempo è un’entità posticcia e, infine accendiamo davanti a loro la prima lampadina nella storia. Quel gruppo di persone si renderà conto a senso che quei tre eventi sono legati da una straordinarietà inusitata. Dunque spieghiamo loro le cause di quegli eventi: tutti loro hanno il concetto di dio, quindi comprenderanno che ci sia qualcuno che possa mettere in discussione questo concetto; tutti loro hanno il concetto di tempo ed hanno dei pensieri, possono rendersi conto che i loro pensieri sono caos e che il caos non ha tempo; ma quanti di loro potranno capire empiricamente, per associazione di idee, il funzionamento della lampadina? Per la verità, pochissimi. La lampadina si accende, la lampadina si spegne, è un dato di fatto. Ma come? Hanno il concetto di luce e di buio ma possono arrivare a capire da dove arriva la luce e da dove il buio in presenza della lampadina. Per associazione di idee possono arrivare al fatto che ci sia di mezzo del calore, ma quanti di loro sapranno che quel calore è dato dall’effetto joule che, a sua volta è causato dal passaggio di corrente elettrica? E qui siamo solo all’ABC del funzionamento della lampadina. Iniziando dall’accensione di quest’ultima si può dire che essa si basa sull’isolamento dell’anima di tungsteno che riscaldata, come ho già detto, per effetto joule emette luce bianca. L’elettricità arriva al filamento di tungsteno tramite un circuito costruito secondo le leggi di Ohm:
Prima legge di Ohm: in un conduttore metallico l’intensità di corrente è direttamente proporzionale alla tensione applicata ai due poli ed inversamente proporzionale alla resistenza opposta dal conduttore.
I= V/R
R= V/I
Seconda legge di Ohm: la resistenza elettrica di un filo conduttore è direttamente proporzionale alla sua lunghezza ed inversamente proporzionale alla sua sezione.
R= p x l/A
La resistenza dipende anche dalla temperatura e dal materiale di cui è costituito il filo. L’energia che passa attraverso il filo è invece descritta dalle due leggi di Kirchoff:
Prima legge di Kirchoff: la somma delle correnti entranti in un circuito è pari alla somma delle correnti uscenti.
Seconda legge di Kirchoff: la somma delle differente di potenziale applicate ai due capi di una maglia è sempre uguale a zero.
La seconda legge è espressione della conservatività del campo elettrico. Le due leggi insieme costituiscono quindi un’applicazione ai circuiti elettrici del principio di conservazione dell’energia. Tuttavia tale considerazione non è perfetta: parte dell’energia viene dissipata infatti per effetto Joule (P=Ri^2 dove P è la potenza dissipata).